Sei provette contenenti liquidi di colori diversiPossiamo fare un'esperienza pittorica reperendo principalmente tre cose essenziali: uno strumento (con cosa dipingere), un supporto (dove dipingere) e i colori per dipingere; tutto il resto diventa accessorio, ma fino a che punto conosciamo quello che usiamo?

Questi tre componenti, nella loro semplice reperibiltà, hanno assunto caratteri diversi e sono diventati sempre più efficienti per raggiungere gli obiettivi che gli artisti si sono prefissati nel tempo; lo sviluppo del modo di dipingere e dei materiali utilizzati è andato di pari passo con le altre scoperte fatte dall'uomo in diversi settori.
Abbiamo avuto maggiore "perfezionamento" qualitativo nella preparazione dei pigmenti e nella storia dei colori la sfida è sempre stata quella di garantire stabilità cromatica e resistenza, evitando una possibile reazione con altre sostanze disperse nell'aria... 
L'uomo ha sempre avvertito la necessità di controllare, con sicurezza, i fenomeni di decadimento e variazione cromatica delle tinte utilizzate. Oltre alla stabilità è nata, nel tempo, la necessità di misurare anche la pericolosità dei pigmenti utilizzati.

Attraverso studi mirati si è giunti ad alcune scoperte incredibili che ci hanno permesso di circostanziare metalli pesanti pericolosi per l'uomo contenuti nei pigmenti di cui faceva ampiamente uso. 
All'uomo contemporaneo sembra incredibile immaginare la presenza di mercurio, piombo, cromo e cadmio all'interno dei pigmenti usati dai pittori (immaginiamo anche solo di passare delle ore maneggiando e respirando questi metalli pesanti...).
Faccio un esempio pratico: il saturnismo è una malattia provocata dall'esposizione al piombo: l'esposizione può avvenire dal contatto o dall'inalazione del metallo. 
Secondo gli storici, il pittore Tranquillo Cremona, ne fu affetto, probabilmente attraverso la pittura è entrato in contatto diretto con il piombo contenuto in alcuni pigmenti di ampio utilizzo nell'Ottocento. 
Altri casi sono stati evidenziati in pittori che hanno manifestato disturbi riconducibili al saturnismo ma di cui non abbiamo notizie mediche certe. 
Cremona non è l'unico pittore entrato in contatto con i metalli pesanti dipingendo le sue opere, uno dei casi più discussi è quello del pittore Vincent Van Gogh.girasoli dettaglio

Si racconta (e si smentisce) che i gialli, abbondantemente utilizzati da Van Gogh, abbiano svolto un ruolo attivo nel decadimento del suo sistema nervoso, in particolare, il giallo sotto accusa è il cromato di piombo che nella sua fase di ossidazione libera acetati e solfati. 
Scoperto nel Settecento il giallo cromo non è solo tossico per l'uomo, è anche instabile a livello chimico e fotochimico perchè nel tempo affronta diversi stati di ossidazione, è per questo che i "Girasoli" di Van Gogh non ci appaiono nella loro originale vividezza cromatica. 
Il giallo cromo, tossico, cancerogeno e instabile è stato sostituito nell'Ottocento con il giallo di cadmio, ottenuto dalla lavorazione dello zinco e quindi meno tossico del cromo.
Anche il mercurio e l'arsenico contenuti in alcuni pigmenti sono stati fatali per molti pittori, ad esempio si ritiene probabile, un avvelenamento da mercurio per il pittore Caravaggio
Il mercurio è contenuto nel rosso cinabro, analizzando alcune fonti storiche si trovano riferimenti a dei disturbi del pittore riconducibili all'avvelenamento provocato dal contatto e dall'inalazione di questo metallo pericoloso.
Nel corso della storia dell'arte non abbiamo solo gialli e rossi tossici, i pigmenti pericolosi per i pittori sono stati moltissimi.verde parigi

Il verde di Parigi è un colore smeraldo molto diffuso soprattutto in età vittoriana, questo verde contiene un'alta percentuale di arsenico potenzialmente pericolosa.
Il colore che noi comunemente chiamiamo biacca è un bianco noto anche con altri nomi: bianco d'argento, cerussa, bianco di piombo o bianco di Krems.

biacca bianco piombo

La biacca in chimica si identifica come idrossicarbonato di piombo, la sua composizione è molto velenosa ed è necessario evitare di respirarne la polvere. Per evitare di inalare il colore appena versato e macinato si narra che i veneziani avessero l'abitudine di lasciarlo riposare per almeno un anno.
Il bianco d'argento è stato l'unico bianco usato sino alla seconda metà dell'Ottocento ma l'Ufficio Internazionale del Lavoro in una convenzione risalente al 1921 ne vieta l'uso. Ad oggi si usano altri bianchi, ad esempio l'ossido di titanio anche se la biacca rispetto al bianco di zinco ha più resistenza (soprattutto se mescolata all'olio di lino), coprenza e velocità di asciugatura.
La descrizione data sin ora è quella di un bianco pittoricamente perfetto (se non fosse per la sua pericolosità per l'uomo), ma non è così, bisogna infatti evidenziarne anche gli aspetti negativi: la biacca ha la caratteristica di scurirsi nel tempo e annerisce terribilmente se mescolata con solfuri (es. vermiglione).
I pittori che hanno usato la biacca per le loro opere sono moltissimi e quasi tutti hanno tratto notorietà dalla sapienza con cui lo hanno distribuito sulla tela. Rembrandt, Rubens, Van Eyck...